Gita-pellegrinaggio Ac a Redipuglia 11 giugno

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L’itinerario di approfondimento sul tema “A me che importa? Memoria, perdono e pace dalla grande Guerra ad oggi” si concluderà sabato 11 giugno 2016 con la gita-pellegrinaggio a Redipuglia, luogo simbolo della I Guerra Mondiale.

Sacrario di Redipuglia

Programma definitivo:
– partenza ore 6.00 da Nave S. Felice, ore 6.20 Trento (parcheggio Monte Baldo), ore 6.40 a Rovereto (uscita autostradale “Rovereto Sud”)
– ore 10.00 arrivo a San Martino del Carso, con visita guidata al museo sulla I Guerra Mondiale
– ore 10.45 visita guidata alle trincee e alla cannoniera del Monte S. Michele
– ore 13.00 pranzo (ristorante)
– ore 14.30 visita guidata al sacrario di Redipuglia e momento di preghiera
– ore 17.30 partenza per il rientro (arrivo a Trento alle ore 21.30 circa)
Quota di partecipazione: 60€ (100€ per coppie, 30€ per minori di 14 anni), da versare in anticipo in contanti o con versamento sul conto corrente IT58K0801301802000050354648 (Azione Cattolica di trento, Cassa rurale di Aldeno e Cadine Ag. Via Verdi – Trento)

iscrizioni entro venerdì 27 maggio

 

Per approfondire:
Fino a qualche tempo fa Redipuglia era una tappa d’obbligo sia per i percorsi scolatici che parrocchiali. Poi arrivarono le gite ad alto interesse culturale, che con qualche sovvenzione pubblica si dilatarono in weekend gioiosi e socializzanti in tutta Italia ma anche all’estero. Anche per i gruppi parrocchiali e di AC era un’occasione per “alleggerire” il tragitto verso la chiesa di S. Giusto a Trieste o verso la basilica romanica di Aquileia. Da allora in poi, l’oblio.
L’occasione ci viene dal centenario della I Guerra Mondiale (1914-1918) e anche dall’insistenza con la quale il Papa e i vescovi ci sollecitano in questa memoria drammatica, col convincimento che le guerre di oggi hanno un nesso con quelle di ieri.
Parlando di guerra possiamo intendere tante cose: ISIS, guerra santa, guerra totale, guerra fredda, ma una cosa è certa: ci si preoccupa sempre meno della sostanza, perché guerra significa distruzione di intere popolazione inermi, di generazioni giovani condotte al macero,di carovane interminabili di sfollati. Dunque la guerra è un male che possiamo e dobbiamo evitare perchè alla fine colpisce i poveracci e finisce per impoverire tutti.
Per questo la gita- pellegrinaggio quest’anno dovrebbe indurci a ripensare il nostro presente e il nostro futuro vedendo da vicino e personalmente i luoghi e gli strumenti di guerra.

Vedremo il grande sacrario di Redipuglia (100.000 morti), un percorso trincerato e un piccolo museo.
Il cimitero. Per anni, soprattutto nel primo dopoguerra, ci si è adoperati per esorcizzare il dramma di tanti morti con parole altisonanti quali eroismo, martirio, sacrificio alla patria; parole che finivano per farci dimenticare che dietro ogni croce c’è una persona che come tutti noi aveva diritto alla vita, alla famiglia, ad un affetto certo.
A parte una esigua minoranza, questi poveri soldati erano usciti il giorno prima dai loro campi, dalle loro stalle per indossare una uniforme e imbracciare un fucile, non hanno avuto alternative. Perciò le loro croci rimandano più coerentemente alla croce cristiana, quella di un Crocifisso che è stato ucciso pur essendo innocente. Qual’è la nostra parte? Consolatoria («poveretti!»), di fuga («altri tempi!»), responsabile («ci hanno offerto di vivere un mondo che noi dobbiamo migliorare»)?
Le trincee. Ce l’hanno descritte come luoghi della strategia, dove i soldati sempre all’erta aspettavano il grido dell’attacco. C’era trincea di difesa, protetta; c’è trincea provvisoria, scoperta .Vi si combatteva la cosiddetta “guerra di posizione”. Vi scopriamo dei luoghi di vita, dove si mangia, si dorme, si sta insieme giorno e notte, al freddo, al caldo, sotto la neve e sotto il sole; ci sono i sani, i malati, i feriti, i morti. In trincea ci si ripara dal pericolo, a volte si prega anche invocando l’aiuto dei santi e di Maria. Ma quando si pensa che in questi luoghi venivano ammassate le truppe a centinaia per giorni, mesi, anni, vien da dire che vi si può annidare ogni forma di violenza fisica e psichica e morale. Oltre la trincea c’è il confine, di qua la patriae  di là il nemico, in mezzo la terra di nessuno.
Le fortificazioni e altro. L’immenso arsenale costruito fin dalla fine del 1800 era già predisposto in fortificazioni, con strade di accesso, ospedali da campo, funivie che servivano le montagne, zone per i rifornimenti, per gli smistamenti dei militari, strumenti per la sorveglianza e il controllo del territorio, oggetti di ogni tipo per la vita quotidiana. La guerra, che nell’intenzione doveva durare un paio di mesi impose a milioni di persone uno stato di vita mai sperimentato e neppure mai immaginato.
I dettagli sul percorso che faremo arriveranno più avanti, ciò che importa è prepararci con lo spirito giusto.

Roberto Prezzi