Voci di pace e di libertà – Nel secolo delle guerre e dei genocidi

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Voci_di_Pace_medHo cercato un libro nella nostra biblioteca per dare sostanza al Nobel per la Pace di cui è stata insignita l’Europa. Come cittadina europea sento che il premio è anche un po’ mio e, nello stesso tempo mi pare così lontano: cosa abbiamo fatto per meritare tale riconoscimento?

Il libro che ho trovato è di Anselmo Palini, scritto nel 2007 e si intitola “Voci di pace e di libertà – Nel secolo delle guerre e dei genocidi” ed AVE. Immerge il lettore nei momenti cruciali della vita dell’Europa: il fascismo per l’Italia, il Nazismo in Germania e fa anche una incursione nella Russia di Stalin. Racconta questi eventi attraverso la storia e la voce di alcuni protagonisti. Racconta come questi momenti bui sono stati illuminati da persone che si sono comportate secondo ciò che coscienza, cuore ed intelligenza hanno indicato loro. Persone che hanno posto i valori nei quali credevano al di sopra della loro stessa vita.

La russa è Anna Achmatova, poetessa capace di narrare nelle sue liriche le pieghe della storia. Anna, pur costretta al silenzio dall’autorità, non smette di cantare con la sua poesia, le sofferenze e le ingiustizie che il popolo russo ha dovuto soffrire. Il suo Requiem, un poema di denuncia, vedrà le stampe solo negli anni 60, quarant’anni dopo essere stato composto.

13 professori universitari che si sono rifiutati di firmare obbedienza allo stato hanno illuminato, invece, il periodo fascista. Il giuramento è chiesto, nel 1931, ad ogni docente invitato così ad esprimere fedeltà al regime. Molti, anche se contrari, giurano: per necessità, per convenienza, per stare comunque dentro il sistema e provare a cambiarlo. Altri invece, 13 professori su 1925, dicono no. Questa scelta costerà loro cara dato che perderanno il lavoro. Rimanendo però fedeli ai loro ideali.

La seconda guerra mondiale e il periodo nazista sono tratteggiati, nel libro, dalla testimonianza di Franz Jegerstetter e Etty Hillesum. Due giovani che, trovandosi a poter scegliere, hanno preferito dire no ad Hitler e morire, piuttosto che rinunciare ai loro principi morali e di fede.

Certamente le motivazioni del Nobel all’Unione Europea vanno ben oltre: raccolgono infatti un percorso di decenni di promozione di riconciliazione, democrazia e diritti umani. Queste persone e molte altre hanno vissuto secondo questi ideali. Responsabilità anche nostra continuare a incarnarli perché questo Nobel non sia solo premio alla memoria ma si trasformi in impegno per l’oggi.