Ogni ora è tempo favorevole per pregare

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dall’articolo dell’assistente diocesano don Giampaolo Tomasi pubblicato su Camminiamo Insieme maggio 2022 nella rubrica “Nella Chiesa”

Se consideriamo la nostra vita, la cosa che ci balza subito davanti è la frenesia che tutti ci anima. Siamo in continuo movimento, alla ricerca di qualcuno o qualcosa che possa rispondere alle nostre domande più profonde, quelle che riguardano il senso della nostra vita, il bisogno di essere amati, di essere felici, di sentirci realizzati.
L’uomo cerca e… spesso non trova, oppure… gustato per un momento ciò che ha trovato, subito è preso dalla delusione o dalla noia e insoddisfatto o infelice riprende a cercare.

La Bibbia ci rassicura che c’è un approdo al vano cercare dell’uomo: Dio! Anzi afferma che siamo fatti così da Lui perché, cercando intorno a noi, conosciamo il mondo e attraverso questa conoscenza approdiamo alla Verità somma che tutto ha fatto e promuove verso il meglio.

Ha scritto un filosofo ebreo, A. Heschel: «Come un albero sradicato dal terreno, come un fiume allontanato dalla propria sorgente, l’anima umana deperisce se viene recisa da ciò che è più grande di lei. Senza la santità, il bene si rivela caotico; senza il bene la bellezza diviene accidentale».

Ogni aspirazione terrena, umana, sociale, artistica, se diviene così totalizzante da formare una specie di tetto che copre ogni aspetto della mia vita, finisce per impedirmi di accedere alla vera Luce, quella eterna, che è la vita degli uomini. Dobbiamo rimanere in ricerca di ciò che sta oltre, nel profondo di ogni realtà, per cogliere il significato di ciò che appare, di ciò che ci è vicino e prossimo.
Se non aspiriamo a Dio, finiremo per essere dominati da ciò che ci è addirittura inferiore.L’imperativo di Gesù nel vangelo è categorico, ma è ciò che ci fa puntare in alto. Gesù ci invita a guardare a Dio Padre, a fissarci in Lui, a vivere per Lui come l’uccello nell’aria, come il pesce nel mare, come il fiore nel sole. Se non ci fissiamo in Dio, non conosciamo più chi siamo, qual è la nostra dignità e il nostro destino.

Pregare è salire una scala, sulla quale i pensieri salgono a Dio unendosi a quel movimento verso l’alto che è presente in tutte le cose. Quando preghiamo non usciamo né fuggiamo dal mondo, ma percepiamo il mondo in un’altra maniera. Non siamo noi il centro dell’universo, non siamo noi il perno della vita.
Nella preghiera spostiamo il centro della vita da noi a Dio: egli è la fonte da cui scorre la vita ed egli è la meta in cui tutto trova compimento e riposo. La preghiera perciò deve fare uscire la nostra mente dallo stretto vicolo dell’interesse personale e ci rende capaci di vedere noi e il mondo nella luce della santità. Solo così riusciamo a distinguere ciò che ci nobilita da ciò che ci abbruttisce, ciò che è importante e vitale da ciò che è futile ed effimero.

La preghiera di Gesù ci insegna a cosa aspirare. Ci capita così spesso di non sapere dove puntare le nostre energie, di non sapere a cosa aggrapparci. La preghiera di Gesù semina in noi gli ideali che dovremmo serbare nel cuore. La preghiera con Gesù rende pura la nostra mente e la nostra lingua, ci aiuta a coltivare giudizi buoni, sostiene la nostra volontà di essere utili agli altri, ma soprattutto ci fa gustare l’opera della redenzione compiuta da Gesù per noi.
La preghiera è il cuore della vita cristiana. La sua forza ci rende capaci di scavare in noi, nella nostra coscienza per vagliare le nostre convinzioni e i nostri desideri… ci dà un rinnovato gusto per l’infinita semplicità del bene.

Nello spazio delle nostre giornate la preghiera è come la corrente del Golfo che porta calore a tutto ciò che è freddo… che scioglie ciò che è sclerotizzato nella nostra anima. Anche le fedeltà, come quella dello sposo per la sua sposa o del consacrato per il suo Signore, o del figlio per il genitore, possono raffreddarsi e le relazioni, anche quelle che più ci fanno vibrare, possono morire e diventare indifferenze, se isolate dal flusso benefico della preghiera. Oppure consideriamo le nostre attività lavorative… non ci capita a volte di essere ingiusti? Con poco senso del dovere, dell’impegno per il bene comune, del rispetto dovuto a ciascuno e anche allo Stato? Se non ci fosse la preghiera come argine, le nostre ingiustizie si sclerotizzerebbero e dall’onestà cadremmo nell’ipocrisia.
Purtroppo per molti non è così. Eppure essa è come la candela che teniamo in qualche cassetto di casa: spunta fuori quando ne abbiamo bisogno, perché c’è sempre una notte nella nostra vita e allora il nostro attaccamento alle quisquiglie della vita rivelerà la sua inconsistenza e sarà solo Lui, il nostro Dio che abbiamo conosciuto un giorno sulle ginocchia di nostra madre, a consolarci veramente. Se teniamo accesa ogni giorno la luce della preghiera, finiremo di brancolare come ciechi, cesseremo di inciampare… scopriremo ciò che ci circonda come dono e grazia e la direzione in cui incamminarci per essere felici.

La preghiera ci fa cogliere il valore degli sforzi che compiamo, il significato delle nostra azioni, l’orizzonte delle nostre speranze. Invidia e paure, rancori e disperazione, solitudine e angoscia, pesanti come macigni nei nostri cuori, vengono sfumati e dissipati dalla preghiera, come quando la luce dell’alba mette in fuga le oscurità della notte.ù

don Giampaolo