Metterci la testa, le mani, il cuore – Moro, Bachelet, Delbrel

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MoraldoMoroBacheleto, Bachelet, Delbrel. Partire dal loro esempio per diventare persone capaci di relazioni che fanno crescere.
“La crisi delle relazioni” era il titolo del primo appuntamento di Radio Studio7 del progetto “Ascolta, si fa vita”. Il tema è stato tradotto, nel programma, nella fatica di vedersi, parlarsi, ascoltarsi, capirsi, lasciarsi accompagnare, aprirsi e
farsi aiutare. Prendendo spunto dai libri che ho preso in prestito questo mese dalla nostra biblioteca, dalle chiacchierate con amici, dal confronto emerso in sede di ascolto della trasmissione, ecco alcuni stimoli.
Il primo lo definirei “metterci la faccia”: scegliere con coscienza il nostro agire e poi rispondere in prima persona delle proprie azioni.
Il secondo diventa “metterci la testa”: saper mostrare coerenza ed integrità; educarsi ed educare a riconoscere ciò che è giusto o sbagliato e alla fermezza nelle scelte fatte, anche a costo di rimetterci del proprio.
Il terzo stimolo, infine, si traduce in “metterci il cuore”. Nella trasmissione radio si parlava della gentilezza, un valore di cui abbiamo perso il significato.
Abbiamo bisogno di relazioni umane calde perché il cuore possa battere.
Abbiamo bisogno di contatto, di empatia, di litigi e di occasioni per fare pace.
Tanti uomini e donne che incontriamo ci mostrano che questo è ancora possibile, che le relazioni buone – quelle che danno gioia e pace, quelle che stimolano e fanno crescere – sono quelle in cui volto, testa e cuore sono
mantenuti in continua attività.
Questa scelta di “vita in relazione” è ben raccontata in due libri. Il primo è “Aldo Moro e Vittorio Bachelet – Memoria per il futuro” a cura di Vincenzo Passerini [Il Margine, 2008] in cui alcuni autori (Ardigò, Giuntella, Ruffilli e Scoppola) tratteggiano il profilo di questi due uomini di Stato e di Chiesa.L’altro si intitola “Che gioia credere!” di Madaleine Delbrel. [Gribaudi, 1970] in cui l’autrice racconta del suo incontro d’amore con l’Amore, che si traduce in legame profondo con il prossimo.
Sento di dover ricordare, prima di tutto a me stessa, che quella delle relazioni che costruiscono vita non è faccenda solo per addetti ai lavori. Loro ci possono dare spunti, ci possono indicare alcuni percorsi, ma perché il cambiamento
accada – e ne abbiamo bisogno – è necessario che ognuno di noi, nelle occasioni di ogni giorno, esca dal suo territorio per incontrare l’Altro nell’altro, mettendoci la testa, la faccia e soprattutto il cuore.