Mediterraneo, frontiera di pace?

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Il contributo del nostro addetto stampa Alessandro Cagol sulla pagina di attualità del numero di Maggio 2021 del mensile associativo diocesano Camminiamo Insieme

Carissimi, prima di affrontare l’argomento assegnatomi, non posso esimermi dal fare un piccolo ragionamento: ogni fatto, commento, bilancio della nostra vita e della società che ci circonda, varia in un attimo, secondo gli eventi. E poiché gli eventi si susseguono velocemente, è difficile dare un senso di stabilità e soprattutto verità a ciò che viviamo e commentiamo! Questa riflessione mi serve come “chiave di lettura” del tema che affronto: la geopolitica del Mediterraneo alla luce del viaggio di Papa Francesco in Iraq.

Ora, se fino a 3 giorni fa (scrivo il 13 maggio) si poteva essere ottimisti e improntare un ragionamento alla luce del dialogo e la pace, ora le prospettive sembrano tutt’altro che positive e i missili sono tornati a turbare le popolazioni di Israele e Gaza.

Ecco allora che per spiegarmi meglio ho deciso di avvalermi dei commenti di una agenzia di informazione molto accreditata come il SIR, pubblicati dopo il viaggio del Papa, l’8 marzo 2021: «Il viaggio di Papa Francesco in Iraq è stato “sicuramente di grande impatto e seguito in tutto il mondo. Israele è un paese multiculturale e multireligioso dove a tutti è consentito di pregare liberamente e di indossare i propri simboli religiosi ed è quindi naturale che accogliamo con favore il messaggio di Papa Francesco per la pace e la sicurezza, un messaggio forte contro la violenza e il terrorismo e in favore delle religioni che devono portare ai loro fedeli un messaggio di pace, dialogo e coesistenza”. Con queste parole l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oren David, commenta al Sir il viaggio di Papa Francesco in Iraq che si è concluso oggi. Il primo viaggio di un Papa nel Paese mediorientale che ha visto un incontro storico a Ur dei Caldei, terra di Abramo, padre delle tre fedi monoteistiche, Ebraismo, Cristianesimo e Islam. “Abramo – dichiara l’ambasciatore – è figura centrale nell’ebraismo e la sua storia è raccontata nella Genesi ed è riconosciuto anche da cristiani e musulmani. Ur è la patria di Abramo e noi tutti siamo suoi figli. Questo viaggio del Papa può aiutarci a riscoprirci fratelli, a mettere da parte l’odio e l’intolleranza, soprattutto quella di matrice religiosa”».

Suonano quindi come una beffa queste parole pronunciate solo 60 giorni fa!

Per rispondere in modo adeguato alla domanda: “cosa succede nel Mediterraneo e cosa succederà”, ho preso spunto dalla Lectio Magistralis di Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in cui ha trattato in parte anche l’argomento che sto affrontando. «Il Mediterraneo è sponda di pace – diceva Mons. Paglia il 16 marzo – il viaggio del Papa in Iraq sia arma per farlo diventare casa di fraternità. Il Mediterraneo ha visto nascere e crescere le tre grandi religioni monoteiste che hanno condizionato e continuano a condizionare l’Occidente e non solo. Esse sono state – e sono ancora – motivo di coesione oltre che di divisione. Fanno certamente pensare i lunghi secoli di coabitazione tra cristiani e musulmani, come mostra la storia della Sicilia, di Malta, della Spagna; oppure la vicenda di città come Istanbul, Alessandria, Gerusalemme, Sarajevo».

Ecco quindi che il viaggio di Papa Francesco risulta diventare come una proposta di pacificazione, cercando di cambiare la storia.

Abbiamo già assistito nella storia recente alla ridefinizione dei Balcani (un cambiamento che non è ancora cessato) e a quella della lunga riva orientale e meridionale del Mediterraneo, con una situazione completamente nuova. È un fatto che alla fine della Prima Guerra Mondiale la coabitazione tra gente di fede diversa è stata sconvolta, soprattutto nella riva Sud del Mediterraneo. Indubbiamente in un secolo la geografia del Mediterraneo è cambiata: le minoranze si sono assottigliate sulla riva musulmana, mentre sono comparse comunità islamiche sulla riva Nord. Ma è cambiata anche la geografia del mondo.

È difficile una convivenza virtuosa tra i popoli. Papa Francesco, con le due encicliche Laudato sì e Fratelli tutti, è sceso in campo indicando il comune cammino all’umanità: «Una sola casa da custodire (il nostro pianeta)e un’unica famiglia».

Se in Europa abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino, nel contempo “abbiamo” costruito 40.000 chilometri di muri (con i mattoni e il filo spinato. Ecco perché il dialogo – o, se si vuole, l’incontro – appare come l’unica via per comprenderci gli uni gli altri. E le religioni sono decisive per dirigere il dialogo e creare fraternità. Certo, è vero che possono essere pretesti per alimentare i conflitti, per sacralizzare i confini, per benedire le diffidenze storiche e battezzare quelle nuove. Abbiamo visto nascere temibili fondamentalismi per i quali la vita umana può essere sacrificata.

Ma riprendendo le parole di Mons. Paglia: «Le religioni , nella loro differenza, sanno però comunicare agli uomini e alle donne la speranza affinché, con le armi spirituali della fede, possiamo tutti divenire migliori».

Ecco, spero in questa seconda parte della mia riflessione, con l’aiuto di voci autorevoli, di aver riconsegnato una speranza di pace a tutti coloro che vivono con apprensione in questo periodo le nuove guerre, i nuovi morti, le grandi sofferenze di popolazioni sulle rive del Mediterraneo.

Alessandro Cagol