La speranza di chi pianta alberi

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Per la Festa dell’Adesione il Centro nazionale di Azione cattolica ha incoraggiato le associazioni diocesane e parrocchiali “a prendere l’impegno di piantare un albero come segno di responsabilità e cura locale e globale. Vorremmo infatti che il nostro “sì” all’associazione diventasse l’occasione per comprendere nella cura della nostra casa domestica la cura per la casa comune. Questo albero messo a terra possa diventare l’impegno ad individuare un luogo, un ambiente, una esperienza della comunità che abitiamo che pensiamo possa essere coltivato come occasione di vita comune, di cura comune, di incontro con i fratelli.”

Abbiamo sperimentato con la tempesta Vaia del 2018 quanto gli alberi siano parte del paesaggio, della cultura, dell’economia e del panorama interiore del Trentino. Se piantare alberi ci sembra forse superfluo, la Settimana Sociale di Taranto ci ha aiutato a comprendere come ambiente, lavoro e futuro siano sinonimi di una stessa parola, “cura”.
Prendersi cura significa seminare senza aspettarsi di vedere frutti, piantare e nutrire senza pretendere di voler sostare all’ombra di ciò che crescerà.
Prendersi cura è investire nel presente per far fiorire il futuro. 

Ecco allora che diventa particolarmente interessante intrecciare la cura con la speranza, come scrive l’assistente nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC) don Mario Diana sull’ultimo numero della rivista nazionale Segno: ” in un tempo come quello attuale, sia necessario e doveroso imparare a parlare della speranza utilizzando, sempre più, verbi coniugati al presente e che abbiano a che fare con la operosità del cuore e delle mani. Abbiamo oggi la responsabilità di custodire e raccontare la speranza”. Leggi l’articolo