La paura dei discepoli senza Gesù

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dalla meditazione dell’asistente diocesano don Giampaolo Tomasi alla III Giornata di Spiritualità “”Coraggio, sono Io, non abbiate paura!”

Preghiera iniziale

La mia vita è come un'onda burrascosa 
che agita il mare dei miei pensieri.
Ti cerco, Signore, grido a te, 
tendo le mie mani verso il cielo,
ti invoco, protesto a gran voce:
è un chiamarti, Signore della pace,
perché senza di te niente ha senso
né la tempesta, né la quiete.
Quando mi sento perduto
la tua parola ridona equilibrio e calma 
e io respiro speranza

Gesù e la tempesta sedata

Dal vangelo secondo Matteo (cap.14, 22-32)
Subito dopo (Gesù) costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 
Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.

Leggi la lectio dell’assistente nazionale mons. Gualtiero Sigismondi sul brano (che è icona biblica di questo triennio di Azione cattolica)

Presentazione

Il brano si compone di 5 quadri:
• Vv. 22-23: il racconto ci fa passare dall’episodio della moltiplicazione dei pani al nuovo, mettendo in risalto che Gesù in quella notte rimase sul monte a pregare. Perché quella preghiera prolungata? C’è forse una connessione con i prodigi che la precedono e la seguono?
• Vv. 24-25: la barca ha il vento contrario e gli occupanti faticano; perché? Gesù non c’è!
• Vv. 26-27: Gesù raggiunge i suoi camminando prodigiosamente sulle acque e alla paura suscitata, risponde con “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”
• Vv. 28-31: viene esposto la relazione di Pietro con Gesù: in Pietro si trovano generosità e debolezza, intuizioni di fede e incoerenza!
• Vv. 32-33: la presenza di Gesù sulla barca pone fine alla burrasca del vento e dei flutti e i discepoli confessano la loro fede.

Questo brano ci illustra bene il cammino di fede che ogni discepolo di Gesù deve fare:
• distacco deciso da sogni di successo o da facili entusiasmi (come si poteva avere dopo la moltiplicazione dei pani che precede questo episodio),
• presa di coscienza della propria fragilità e impotenza di fronte all’agitarsi della storia, per avvertire l’esigenza dell’intervento del Signore Gesù,
• esperienza progressiva di un Gesù che non si finisce mai di conoscere,
• proclamazione della fede in Gesù, il Salvatore, il Figlio di Dio.

Attualizzazione

È strano questo viaggio nella notte, i discepoli mandati avanti da Gesù, che resta indietro, sul luogo del pane distribuito alla folla: è un viaggio nel buio, in balia della tempesta. Perché Gesù li manda soli? Perché la notte è senza di Lui, quando la sua sola presenza sarebbe confortante?

La barca nella notte tempestosa è un simbolo della nostra vita personale e collettiva: anche noi remiamo spesso come di notte e col vento contrario e non ci tiriamo indietro, perché questa è la nostra sorte di uomini e di donne; non c’è altra scelta che andare avanti e sperare… Anche noi forse ci chiediamo perché siamo lasciati soli, proprio da Colui che ci ha promesso perenne compagnia. Dov’è Dio quando i piccoli della terra avrebbero così bisogno di Lui?
L’interrogativo diventa tragico quando il vento si fa nemico. Noi lottiamo con le nostre forze, difendiamo la nostra piccola barca, sapendo bene che non abbiamo altra speranza che la nostra resistenza: le risorse che ci siamo procurati, la scienza e la tecnica, il coraggio di lottare contro il male.

orientamenti per il triennio

Proprio allora si produce qualcosa di nuovo: il Signore viene incontro a noi proprio in quella situazione, ma lo consideriamo un fantasma perché la sua presenza non risponde ai modi con cui noi vorremmo essere soccorsi e salvati. Uno che cammina sull’acqua, che a noi sembra travolgerci, non è ciò che noi conosciamo.
Proprio lì in quel frangente ci viene gettata una sfida: di camminare come Lui, vincendo la paura che ci blocca e angoscia.

Proprio qua si gioca la nostra fede… e la nostra esperienza diventa come un macigno sul pelo dell’acqua. In nome delle nostre abituali certezze, del nostro buon senso, delle nostre fragili sicurezze terrene che ci sembrano garantire la vita, noi decidiamo che non c’è salvezza se non dove noi abbiamo deciso che ci sia. Come Pietro dubitiamo e affondiamo disperati.
Questo episodio è una sfida alla fede, un invito alla speranza contro ogni speranza, a credere… Gesù che viene incontro a noi è il vincitore del male e della morte, è il Risorto: solo riconoscendolo tale si può vivere in nome della speranza che non delude.

Ma è un salto che impegna la vita… è la decisione di credere con tutto se stessi che davvero Lui solo ha parole di vita eterna, lui solo è il Signore che domina ogni tempesta della storia. Siamo messi nelle condizioni di una scelta difficile: scegliere di affidarci a Lui e così vivere, cercando una salvezza che ci sembra lontana… in realtà il Signore cammina sulle acque di ogni tempo e di ogni situazione e chiede a me, a tutti, il riconoscimento che salva; chiede a ciascuno di affidargli la sorte dei suoi giorni, scorgendo in Lui colui che non viene meno.

Vivendo alla sequela del Signore, nutrendoci della sua Parola e del suo Corpo, scorgiamo in modo sempre più limpido che non siamo in balìa dei fantasmi e delle illusioni, ma che nei nostri giorni è vivo e agisce Colui che ci guida.
Come un amore intessuto di fiducia, prende vigore e genera fiducia sempre più profonda, così la fede: quanto più essa è vissuta come disposizione quotidiana, tanto più la fiducia in Gesù cresce.
Più la consegna fiduciosa nelle mani del Padre della misericordia si realizza, tanto più vicino e consolante è il suo volto che appare in noi in Gesù.

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