Fedeli e coraggiosi in famiglia

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Dal Campo famiglie 2018 Fedeli e coraggiosi – sui passi di Ruth” (Sabato 18 – domenica 19 agosto 2018, Colonia Santa Maria Goretti, Volano – Monte Finonchio)

Condividiamo qualche tratto del fine settimana per famiglie proposto dall’Ac diocesana al termine del Campo Scuola Acr

FEDELI E CORAGGIOSI NELLA FAMIGLIA OGGI

Testimonianza dell’associazione Cantiere Famiglia di Rovereto (Via Setaioli 3/A, 38068 Rovereto – tel. 388 7245 675; info@cantierefamiglia.it  – www.cantierefamiglia.it)

Abbiamo incontrato Luisa Masera (presidente dell’associazione), Franca Gamberoni (consulente) e Lorenza Azzolini (volontaria), che con semplicità e nella condivisione ci hanno aiutato a riflettere su cosa significa avere coraggio in famiglia e su quali sono gli ingredienti per far durare una coppia tutta la vita.

Qualche eco:

– il coraggio nasce dalla paura, per reagire a situazioni in cui le cose non vanno come si voleva

– serve coraggio perché la famiglia è un cantiere, un’architettura da costruire in una continua dinamica di riassestamento

– serve coraggio per capire dove e come porsi per stare bene nel tempo, trovando sempre un equilibrio in ogni cambiamento

– la cura della famiglia è manutenzione (mettere mano a quel che non va e mantenere ciò che funziona, accompagnare i cambiamenti mantenendo la serenità)

– dall’esperienza nell’ascolto e nell’aiuto delle fragilità famigliari, le coppie durano tutta la vita se c’è democrazia nell’amministrare il denaro e se si sa litigare bene

Il conflitto è sano, è normale e non va evitato-, il dialogo e il confronto non devono essere solo funzionali e organizzativi, ma anche emozionali (saper dire/raccontare come stiamo e cosa pensiamo)

– importante avere un metodo per tenere insieme la famiglia in modo intelligente, restando noi stessi nel conflitto e sapendo dire quel che si prova in modo equilibrato (confronto ragionevole…)

– in famiglia, nel dialogo e nel conflitto c’è il valore aggiunto del legame affettivo, che è ricchezza e difficoltà

– i figli sono al centro, ma è necessario trovare tempo per stare insieme come coppia

– è utile confrontarsi tra coppie: dà conforto, aiuto, forza, soprattutto nell’accompagnare la crescita dei figli e le difficoltà di dialogo

– dare regole ai figli, quelle regole educative che non hanno tempo (i valori)

* Il Cantiere Famiglia è uno spazio d’ascolto, un luogo buono di accesso gratuito per persone e coppie, grazie alla disponibilità di operatori volontari esperti e preparati e alla rete con altre realtà che operano sul territorio

 

LA FAMIGLIA CHE SOGNIAMO

Momento di condivisione e confronto tra le coppie presenti, partendo dal alcuni spunti di riflessione:

  • Dal Messaggio di Papa Francesco all’Incontro con le famiglie a Manila (16 gennaio 2015)

«Non è possibile una famiglia senza il sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne… È tanto importante sognare. Prima di tutto, sognare in una famiglia. E quante difficoltà nella vita dei coniugi si risolvono se noi conserviamo uno spazio per il sogno, se ci fermiamo a pensare al coniuge, e sogniamo la bontà che hanno le cose buone».

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  • Dal libro La fedeltà dell’avere cura, essere famiglia oggi di Giuseppina De Simone (editrice Ave, anno 2016)

FEDELTÀ

La fedeltà è avere grandi mete, grandi ideali, ma sapendo cogliere la bellezza e la fatica di fare un passo dopo l’altro, e soprattutto di farlo insieme. È saper camminare insieme, sapendo modulare il nostro passo sul passo dell’altro che ci sta accanto, sapendo cercare insieme le cose grandi, belle e vere della vita, non smettendo di guardare lontano, non smettendo di guardare in alto, ma divenendo capaci di guardare lontano e di guardare in alto proprio perché sappiamo guardare in profondità, sappiamo ascoltare, far silenzio, sappiamo accogliere l’altro.

GRATITUDINE

La vita della famiglia è invece un’incredibile spinta a saper riconoscere la ricchezza che è nell’altro, anche in chi è più fragile e più debole, a saper riconoscere il debito che abbiamo nei confronti dell’altro, a sapersi ricevere nelle mani dell’altro”. Dire grazie è allora il primo passo per saper essere responsabili e corresponsabili, per essere capaci di avere cura, il primo passo per la costruzione di un mondo più giusto e per una vita di famiglia che tenda alla comunione e sia veramente condotta nella logica del Vangelo”.

TENEREZZA

Sono gesti minimi, che uno impara a casa; gesti di famiglia che si perdono nell’anonimato della quotidianità, ma che rendono ogni giorno diverso dall’altro. Sono gesti di madre, di nonna, di padre, di nonno, di figlio, di fratello. Sono gesti di tenerezza, di affetto, di compassione. Gesti come il piatto caldo di chi aspetta a cenare, come la prima colazione presto di chi sa accompagnare all’alba. Sono gesti familiari”.

 

Quali sono i sogni, desideri, gesti e esperienze di vita buona della mia famiglia?

– i sogni cambiano nel tempo

– dimensione della festa

– accettare la diversità e le difficoltà

– avere una rete di relazioni, non sentirsi mai soli

– ereditare atteggiamenti buoni

– legami famigliari di sangue e tra amici (famiglia di famiglie)

 

 

 

LA CURA DELLA VITA INTERIORE

Mattina di spiritualità animata dall’assistente diocesano don Giulio Viviani

Leggiamo alcuni versetti più significativi del libro biblico di Ruth per una spiritualità famigliare (la cura della vita interiore), che non è qualcosa di “al di là” o “al di sopra” ma è portare Dio, la sua Parola, la sua presenza nella vita di ogni giorno e di ogni famiglia e viceversa portare la vita e la famiglia in Dio come centro e punto di riferimento costante:

1, 16-17: Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch’io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te».

COMUNIONE CON DIO E CON GLI ALTRI: quale spazio do/diamo a Dio e agli altri?

2, 11- 12: Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti».

BENEDIZIONE (DIRE BENE DI DIO E DEGLI ALTRI): che linguaggio, che parole uso per parlare (bene) di Dio e degli altri?

2, 20: Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!».

DIALOGO IN FAMIGLIA: sfruttiamo tutte le occasioni per parlare con Dio e con gli altri?

4, 14-15: E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli».

MEMORIA DEL BENE: sappiamo ricordare ed evidenziare il bene ricevuto?

Dalla Amoris Laetitia (19.03.2016) di Papa Francesco (n. 313 e 325):

La carità assume diverse sfumature, a seconda dello stato di vita a cui ciascuno è stato chiamato. Già alcuni decenni fa, il Concilio Vaticano II, a proposito dell’apostolato dei laici, metteva in risalto la spiritualità che scaturisce dalla vita familiare. Affermava che la spiritualità dei laici «deve assumere una sua fisionomia particolare» anche dallo «stato del matrimonio e della famiglia» e che le preoccupazioni familiari non devono essere qualcosa di estraneo al loro stile di vita spirituale. Pertanto vale la pena di fermarci brevemente a descrivere alcune caratteristiche fondamentali di questa spiritualità specifica che si sviluppa nel dinamismo delle relazioni della vita familiare.

Le parole del Maestro (cfr Mt 22,30) e quelle di san Paolo (cfr 1 Cor 7,29-31) sul matrimonio, sono inserite – non casualmente – nella dimensione ultima e definitiva della nostra esistenza, che abbiamo bisogno di recuperare. In tal modo gli sposi potranno riconoscere il senso del cammino che stanno percorrendo. Infatti, come abbiamo ricordato più volte in questa Esortazione, nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare. C’è una chiamata costante che proviene dalla comunione piena della Trinità, dall’unione stupenda tra Cristo e la sua Chiesa, da quella bella comunità che è la famiglia di Nazareth e dalla fraternità senza macchia che esiste tra i santi del cielo. E tuttavia, contemplare la pienezza che non abbiamo ancora raggiunto ci permette anche di relativizzare il cammino storico che stiamo facendo come famiglie, per smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo. Inoltre ci impedisce di giudicare con durezza coloro che vivono in condizioni di grande fragilità. Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa.