COMITATO DIOCESANO PER L’AZIONE CATTOLICA (1898-1924) E AZIONE CATTOLICA ITALIANA – SEZIONE DIOCESANA DI TRENTO (1924-1969)

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TrentoGiovedì 12 maggio, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento, è stato presentato l’inventario dei fondi “Comitato Diocesano per l’azione cattolica (1898-1924)” e “Azione Cattolica Italiana – sezione diocesana di Trento (1924-1969)” a cura del compianto prof. Giuseppe Chironi, archivista e ricercatore presso l’università di Trento ed edito nella collana della Soprintendenza per i beni librari, archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento.
Il volume contiene l’inventario dei fondi depositati negli anni ’90 presso l’Archivio Diocesano Tridentino, compilato sulla base della schedatura analitica operata dalla cooperativa Koinè e corredato di un’ampia introduzione storico-istituzionale che permette una puntuale ricostruzione della complessa struttura di quella “associazione di associazioni” che è Azione Cattolica.
In questa occasione ha riacquistato piena dignità di fondo l’archivio prodotto dal Comitato diocesano per l’Azione Cattolica, costituito nel 1898, anche se di fatto approdato presso l’Archivio Diocesano come aggregato di quello dell’Azione Cattolica. Tale comitato era sorto, con statuto approvato dal vescovo Valussi il 9 agosto 1898, con lo scopo di coordinare e disciplinare l’attività delle varie organizzazioni cattoliche, soprattutto in una fase come quella posteriore alla “Rerum novarum” caratterizzata da un “forte spontaneismo associativo di matrice cattolica”.
Istituzionalmente di trattava di una sorta di fondazione dotata di personalità giuridica privata con un forte legame con il vescovo, come sancito nello statuto stesso. L’elaborazione di strategie per la crescita del movimento cattolico in Trentino, la propaganda attraverso conferenze e iniziative, accanto allo sviluppo di un’editoria cattolica erano i settori privilegiati di attività.
La natura giuridica dell’ente gli consentì di dotarsi di un patrimonio, tra cui va menzionato l’acquisto del vecchio seminario (già collegio gesuitico) dall’amministrazione asburgica, all’interno del quale venne aperta la tipografia che nel novembre 1901 iniziò la sua attività con la pubblicazione della “Voce Cattolica” diretta da Guido de Gentili. nel periodo successivo nell’edificio trovarono posto anche la Banca e altre istituzioni. Con la nomina di Celestino Endrici
all’episcopato trenti no, si accentuarono gli attriti sorti tra il presidente Giovanni Battista Inama e alcuni dirigenti, tra cui il de Gentili e Alcide de Gasperi, che in accordo con il nuovo vescovo ritenevano che il Comitato avrebbe dovuto abbandonare l’impostazione apolitica per assumere il ruolo di organo collaterale del movimento politico. Nominato de Gentili nuovo presidente nel 1905 l’attività del Comitato, in particolare quella editoriale, cambiò radicalmente. Il dopoguerra manifestò la necessità di un rinnovamento delle strutture nonché una modifica dello statuto,
auspicata dallo stesso de Gasperi, il quale sottolineava anche la necessità di un cambio di denominazione che delimitasse l’ambito geografico di azione alla zona italofona della diocesi e che mostrasse una maggior autonomia dagli apparati ecclesiastici.
Nel 1923 gli stessi vertici nazionali di Azione Cattolica dovettero riconoscere la condizione speciale dell’azione cattolica trentina, tanto da considerare il Comitato al pari delle Giunte Diocesane. Il 2 ottobre dello stesso 1923, il pontefice approvava il nuovo statuto generale, che entrando in vigore rendeva ancora più difficoltoso mantenere a Trento un’organizzazione federata.
Si optò quindi per una liquidazione del Comitato diocesano e la costituzione di una società anonima denominata “Tridentum” per la gestione del patrimonio. L’ultima riunione del Comitato avvenuta il 15 maggio 1924, che costituiva anche la celebrazione del 25° anniversario di attività, di fatto coincise con l’assemblea fondativa dell’Azione Cattolica Italiana a Trento. Il primo elemento di novità era senza dubbio costituito dal rapporto di dipendenza gerarchica con la Giunta centrale. I compiti principali, stabiliti dallo statuto, risultavano quelli di coordinamento delle iniziative e di
disciplinamento degli aspetti religiosi e morali dei movimenti, oltre all’organizzazione dell’architettura generale del movimento cattolico (vd. le sezioni diocesane suddivise nei 4 ramiche, con la sola eccezione della FUCI, si distinguono soltanto per genere ed età, mantenendo una comune finalità religiosa) e la costituzione dei consigli parrocchiali. Tra le prime conseguenze della nuova impostazione non fu marginale in fatto che il raccordo con le numerose istituzioni economico-sociali trentine perse il carattere di organicità, pur proseguendo per alcuni anni in forma volontaristica e personale.
Le autorevoli figure di Celestino Endrici e di mons. de Gentili garantivano un forte consenso al partito popolare, ponendo però al contempo in evidenza elementi di rottura con il potere fascista. Le tensioni con il Regime alla fine del 1926 portarono alla distruzione della tipografia Tridentum e all’occupazione della sede della federazione dei consorzi cooperativi da parte di squadre fasciste.
Lo stesso de Gentili fu costretto a farsi da parte, mentre mons. Oreste Rauzi e don Giulio Delugan riuscirono a mantenere un ruolo pubblico.
Tra le organizzazioni che furono interessate dal processo di omologazione delle istituzioni cattoliche trentine allo schema dell’Azione Cattolica Italiana, non vi furono solo quelle legate al movimento economico-sociale ma in particolare il settore femminile. Fin dall’inizio esso fu escluso dalla partecipazione al Comitato e nel 1909 fu fondata l’Alleanza femminile di Trento e circondario.
L’ambito sostanzialmente urbano era giustificato dal fatto che, pur avendo finalità educative e morali della donna in ambito familiare, si occupava anche della loro tutela nel mondo del lavoro. Lo statuto prevedeva fra i compiti “la mediazione in eventuali divergenze fra padroni e dipendente”, la “protezione legale gratuita in contese che derivano da relazioni professionali e sociali” e “l’erezione di un ufficio di collocamento”, rivelandone una natura quasi sindacale. Già nel 1910 il vescovo Endrici modificò questa impostazione fondando l’Associazione femminile tridentina con scopi più culturali e morali, ma la natura particolare e la dimensione cittadina resero necessario istituire una
sezione trentina dell’Unione femminile cattolica italiana, con statuti datati 1920 di approvazione vescovile. Nel 1924, dall’integrazione nell’Azione cattolica Italiana, nacque una sezione diocesana dell’Unione Cattolica fra le Donne cattoliche Italiane, nonostante si mantenesse in vita l’Associazione femminile tridentina in quanto dotata di personalità giuridica.
Nel settore maschile la federazione trentina degli uomini cattolici nata nel 1927 prese l’avvio dalla federazione dei Capi Famiglia del 1919, mentre la Federazione giovanile cattolica trentina nacque nel 1921 su impulso dei circoli giovanili già esistenti e da subito si associò alla Gioventù cattolica italiana. Infine la FUCI si costituì solo nel 1925 attraverso l’unione con l’Associazione universitaria cattolica trentina sorta a Vienna nel 1896. In sostanza si rispettava la struttura richiesta dallo statuto nazionale.
Dopo il 1926, sebbene ci fosse un atteggiamento di accettazione del regime da parte dei dirigenti nazionali, ci fu una progressiva limitazione degli spazi di azione, in modo particolare in quelle zone come il Trentino, in cui il vescovo era incline alla difesa dell’autonomia delle istituzioni cattoliche.
Lo scontro si acuì nel 1931 dapprima attraverso la stampa con “Vita Trentina” da parte cattolica e il “Brennero” per parte fascista, sino all’ordine di scioglimento di tutte le organizzazioni giovanili cattoliche della provincia: furono chiusi 139 circoli maschili e 221 femminili, mentre furono sequestrati 86 oratori e 27 teatri.
Da questa crisi scaturì nuovamente la necessità di rinnovare lo statuto, approvato dalla Santa Sede il 30 dicembre 1931, con il quale si sanciva da un lato la ricostituzione delle sezioni giovanili, dall’altro la nomina ecclesiastica dei dirigenti sia al centro che alla periferia. In questo Statuto la Giunta diocesana diventava elemento determinante tra i cui compiti spiccava la promozione di Associazioni locali dei vari rami e dei Consigli parrocchiali e di coordinamento delle iniziative diocesane. Da un lato le istanze fasciste mirate alla disarticolazione del movimento diocesano non
furono soddisfatte, dall’altro fu accentuato il carattere apolitico e l’essere “sotto l’immediata dipendenza della Gerarchia della Chiesa”.
Gli anni Trenta videro un notevole sviluppo di Azione Cattolica, tanto che prima del secondo conflitto mondiale contava quasi 50.000 iscritti suddivisi nei vari rami. Un tale sviluppo si deve senza dubbio alla tradizionale sensibilità cattolica della popolazione trentina, ma anche all’opera dipersonaggi come mons. Montalbetti, coadiutore con diritto di successione dal 1935 al 1938, sotto i quali si venne a formare una nuova generazione sia tra i giovani della Juventus sia tra gli assistenti ecclesiastici, tra i quali va senza dubbio ricordato mons. Alfonso Cesconi. Il contrastato rapporto con il regime portò Pio XII a costituire una commissione cardinalizia, che in un primo tempo produsse una modifica statutaria e quindi emanò addirittura un nuovo statuto, entrato in vigore il 6 giugno 1940.
L’entrata in guerra accentuò i compiti assistenziali svolti da Azione Cattolica tanto che nell’aprile 1941 fu istituito un ufficio informazioni per prigionieri, dispersi e internati prima presso l’ufficio diocesano e poi presso la Segreteria della Gioventù maschile, inoltre prese vita un comitato per i sinistrati per le vittime del bombardamento del 13 maggio presieduto da mons. Rauzi.
Alla fine del 1940 gli uffici si trasferirono nella nuova sede di via Borsieri 5, presso la Casa – famiglia dell’Associazione femminile tridentina.
Superato il periodo bellico fu chiaro che era necessaria una riforma istituzionale importante, poiché alcuni elementi dell’ultimo periodo apparivano superati e la società civile manifestava indirizzi estremamente diversi. Si procedette quindi alla stesura di un nuovo Statuto, approvato dal Pontefice l’11 ottobre 1946. Qui le innovazioni rispetto al passato furono importanti e numerose. In primo luogo fu completamente rivisto il rapporto con la gerarchia ecclesiastica e quindi superato il concetto di subordinazione assoluta. Dopo aver reintrodotte le dirigenze laicali, si trattava di ridefinire il rapporto tra l’ACI e le altre associazioni laicali di apostolato. A questo scopo la collaborazione fu definita con la “gerarchia speciale e diretta”, che distingueva l’ACI, evitando che questa attuasse forme di subordinazione sulle associazioni laicali, ma veniva piuttosto esortata a favorire la “mutua benevolenza, larga comprensione e sincera cooperazione” tra le parti. La nuova natura unitaria e nazionale lasciava al vescovo la facoltà di “adattare alle speciali esigenze della diocesi i programmi e i piani di lavoro annuale” comunicati dalla commissione episcopale, ma non di elaborare piani diocesani in modo autonomo.
Una delle maggiori novità fu senza dubbio la riproposizione degli organi dirigenti laici, sia diocesani che parrocchiali, selezionati almeno in parte sulla base del metodo democratico.
Per la prima volta, con lo statuto del 1946, furono regolati i rapporti istituzionali con i molteplici enti ricreativi, assistenziali e culturali cattolici che esprimevano le necessità di una società con nuove esigenze ed interessi.
Nell’immediato dopoguerra si iniziò a discutere circa la costituzione delle ACLI in provincia mentre nel luglio 1945 fu istituito il Commissariato regionale dell’Associazione scoutistica cattolica italiana presso la Gioventù maschile. Riprendendo uno dei primi campi di interesse, nel giugno 1946 la Giunta di AC decise di sostenere la fondazione di un nuovo quotidiano, il “Popolo Trentino”, che secondo gli intenti dei fondatori avrebbe dovuto essere “semplicemente cattolico e non politico in senso stretto”.
Il nuovo statuto mantenne pressoché inalterata l’articolazione dei rami, con l’aggiunta del Movimento laureati e del Movimento maestri. L’applicazione dello Statuto del ’46 non modificò molto il gruppo dirigente trentino, riconfermato nell’assemblea del novembre 1946 ad eccezione di mons. Oreste Rauzi che lasciò la presidenza nelle mani di Cornelio Calliari. Si assistette ad un periodo di forte sviluppo, sia organizzativo che rispetto al numero degli iscritti, con la diffusione delle ACLI e del recupero di importanti settori del mondo cooperativistico come il Sindacato
agricolo industriale trentino, sebbene si percepisse una certa debolezza a livello parrocchiale.
Tale aspetto organizzativo rimase pressoché immutato sino alla seconda metà degli anni Sessanta, quando fu evidente l’inizio di un periodo di ripensamento degli scopi di Azione cattolica nel quadro del rinnovamento conciliare che sfocerà nella nuova redazione statutaria del 1969.

Katia Pizzini