dall’approfondimento proposto dall’assistente diocesano Ac
su Camminiamo Insieme novembre 2025
Eva, colei che suscita vita
Abbiamo iniziato nel mese di ottobre i nostri incontri di spiritualità: avranno come filo conduttore il verbo “condividere”, che coniugheremo insieme ad alcune donne che ci presenta la Bibbia.
Iniziando un cammino al femminile non potevamo non partire con la prima donna che appare nei primi tre capitoli del libro della Genesi. È proprio qui che, nel primo capitolo, la Parola divina suona solenne in prima persona plurale: «Facciamo l’uomo secondo la nostra immagine, come nostra somiglianza» e subito il testo ci insegna che l’uomo è duale, «maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Perciò l’essere umano, creato a immagine di Dio, è in duplice versione: maschile e femminile, cioè sessuato, perché la sua vocazione si realizzerà nella relazione fatta di conoscenza, dialogo e condivisione.
Leggi il testo completo della meditazione “Eva: la donna nel progetto di Dio” presentato alla I Giornata di spiritualità dell’11 ottobre a Rovereto.
Leggi il brano di Genesi (capitolo 1, 2 e 3)
Più interessante è il secondo racconto della creazione (Gn 2,4b-3,24), di tradizione più antica rispetto al primo. Il testo inizia con la messa in opera da parte di Dio di un giardino per una nuova creatura plasmata con terra del suolo (‘adamah) che per questo sarà chiamata ‘adam, cioè uomo (terroso) a cui Dio dona il soffio vitale (la ruah; Gn 2,7). L’uomo è solo e gli animali non gli fanno compagnia: ha bisogno di un essere vivente con il quale entrare in relazione. Ed ecco che prende corpo la descrizione della nascita della donna.
Già il testo sacro ha dichiarato la bontà di tutta la creazione, ma la solitudine dell’uomo è presentata come condizione negativa. Allora Dio pensa a un tu che possa condividere la vita di Adamo e dà vita a una donna, «un aiuto che gli corrisponda».
Ha scritto l’esegeta Elena Bosetti nel suo libro Donne della Bibbia: «La corrispondenza lessicale di ish (uomo) e di ishshah (donna) indica qualcosa che oltrepassa il dato semantico: piena reciprocità, corrispondenza di intenti e di vita» (pag.11); e aggiungerei condivisione come partecipazione, per rendere meno gravosa la vita dell’uomo.
Sembra che questa creazione sia funzionale a coprire il vuoto dell’uomo. La ragione dell’esistenza della donna è di tenere compagnia all’uomo? Di liberarlo dalla solitudine? Indubbiamente, ma non diciamo che la donna debba essere una “badante qualificata” per soccorrere l’uomo nelle sue necessità; la donna è molto di più: si chiamerà Eva, che significa “colei che suscita la vita”; e la suscita anzitutto con l’amore e la condivisione all’uomo che gli sta dinanzi alla pari.
Eva, dunque, è il tu che sveglia l’uomo dal suo solitario torpore, è quel faccia a faccia che consente di percepirsi nella reciproca identità, quell’alterità che sta “di fronte” per generare dialogo e confronto: entrambi sono di reciproco aiuto. Lo aveva compreso bene la giornalista e scrittrice Elisa Salerno (1873-1957), sensibile alle ansie espresse dai movimenti femminili di inizi Novecento, che affronta con coraggio una rilettura del testo sacro per recuperare la reale figura biblica della donna, deturpata dalla «cattiva e malevola interpretazione degli uomini di Chiesa». Nell’opera Per la riabilitazione della donna (1917), Salerno ricava le ragioni dell’uguaglianza di natura e dignità tra Adamo ed Eva, mettendo in evidenza l’arte impiegata da Dio nel plasmare la donna, “il capolavoro delle sue mani”. Pertanto, l’aiuto «che gli fosse simile» va inteso, per la scrittrice, non in senso materiale ma spirituale: il compito della donna è di affiancare l’uomo nella ricerca condivisa di Dio.
In questo racconto di Genesi la differenziazione sessuale è finalizzata non alla procreazione come nella prima narrazione («siate fecondi e moltiplicatevi», Gn 1,28), ma, piuttosto, all’essere insieme per condividere gioie e fatiche, speranze e delusioni.
L’essere compagne le une degli altri può essere dunque una cifra del comune cammino nella vita. Qui, ora, insieme è la relazione per la quale si gioca il senso dell’essere al mondo: nel trovarsi reciprocamente vicini nei momenti dolorosi e gioiosi dell’esistenza, nell’accudimento, nella risposta al bisogno dell’altra/o che interpella.
La storia di Adamo ed Eva rappresenta la vita così come si dispiega in tutte le sue sfaccettature umane e, parlando della storia di un popolo, non è pensabile ignori il coinvolgimento di tutte le sue componenti – donne, uomini, giovani, anziani – attraversate dall’intera gamma dei sentimenti. La Bibbia non racconta storie di eroi solitari, perché sottolinea in ogni sua pagina la struttura portante dell’esistere: l’essere in relazione per condividere. La vita si condivide con gli altri esseri umani, con il creato, con Dio. Tutti sono inseriti in reti di esperienze, sentimenti, aspirazioni, ideali.
Anche la storia del cristianesimo è, come tutte le esperienze umane, un intreccio di rapporti complessi in cui il maschile e il femminile interagiscono, si intersecano e si delineano nel dispiegarsi di una vita di condivisione entro spazi di mutuo scambio e arricchimento, in un variegato panorama di sensibilità e di approcci interpretativi. Entrare nei territori inesplorati dell’incontro tra donna e uomo significa venire in contatto con esperienze non solo di dolore e di emarginazione, ma anche di amicizia e di scambi di reciproca crescita.
don Giampaolo