Eva, la madre dell’umanità

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dall’articolo di vita associativa
pubblicato su Camminiamo Insieme novembre 2025

Una missione per la vita

Eva, la donna nel progetto di Dio: è questo il titolo del primo incontro di spiritualità guidato da don Giampaolo, svoltosi presso il Centro pastorale Beata Giovanna di Rovereto sabato 11 ottobre.

Spiace che questa volta i “nordici trentini” per via del traffico impazzito abbiano perso i primi giorni della creazione descritti in Genesi 1, perché sì… questa volta si parte proprio da Adamo ed Eva, con una precisazione decisiva: Eva significa “la madre di tutti i viventi”. Fin dalle origini dell’umanità si vuole riflettere sulla donna vista nel messaggio divino come progetto di condivisione.

È paradossale che la storia di Eva, la prima a cadere essendo stata ingannata, abbia subìto e subisca da noi il maggior carico di disapprovazione quando la sua condanna recita «con dolore partorirai figli», cioè – per punizione – con dolore darai la vita: questa elezione della donna a originare la vita, intesa in senso ampio, è il compito più prezioso dell’umanità e la condivisione più piena. Il dolore che accompagna questo gesto – aggiungeva don Giampaolo – è il segno necessario della partecipazione all’amore.
Altro punto è il richiamo alla creazione: «Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina li creò». Lui ci ha creati “divini” e nella configurazione maschile e femminile; ci ha resi tutti umani ma anche differenti e unici. Da qui esplode quel bisogno di relazione, di incontro; non semplicemente come caritatevole concessione, ma come essenzialità dialogante.

E ancora: Adamo ed Eva all’inizio possono vedere e godere di tutto, ma ad un certo punto vogliono vedere per conto loro, controllare tutto mettendosi al posto di Dio. Nel peccato c’è la presunzione assoluta di fare da sé, ma questa visione lascia disorientamento e vergogna: «riconobbero di essere nudi». Dopo di che… la domandona: come è possibile ora vedere con gli occhi di Dio? Risposta: come vedeva e vede Gesù, con uno sguardo che non è curiosità interessata, ma amore e simpatia verso ogni persona che passa accanto.

Non poteva mancare infine a proposito di Eva il riferimento donna-Chiesa: se la sua presenza nella storia dell’umanità è tanto essenziale, perché nella Chiesa viene riconosciuta con tanta fatica? È così, ma don Giampaolo ha lanciato una piccola proposta: forse riconoscere alla donna già fin d’ora il suo ufficio di colei che cura la vita (prima dei figli, poi del marito, poi dei genitori, quindi dei parenti bisognosi) non le aprirebbe la strada ad un vero e proprio ministero dell’accompagnamento nella malattia terminale, ma anche nella celebrazione delle esequie?

Roberto
(Ac Lizzana)