Intervista a Lorenzo Dellai

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l’intervista pubblicata sulla rivista associativa diocesana Camminiamo insieme Estate 2025, curata dall’addetto stampa Alessandro

La buona politica, a servizio della comunità

Lorenzo Dellai è stato sindaco di Trento dal giugno 1990 all’ottobre 1998 e presidente della Provincia autonoma di Trento dal febbraio 1999 al dicembre 2012. È stato poi eletto alla Camera dei Deputati, ruolo che ha svolto fino al 2018. Ad oggi è impegnato in numerose testimonianze di vita politica e investe molto tempo nella formazione di nuove leve.

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Molti le attribuiscono il ruolo di miglior guida politica del Trentino dai tempi di Kessler, si ritrova in questo complimento?
Anche solo avanzare un paragone con Kessler è fuori dal mondo. Noi siamo tutti nanetti sulle spalle di quei giganti che, come Bruno Kessler, hanno saputo costruire l’Autonomia e dare corpo alla Comunità Autonoma del Trentino, con una visione straordinaria ed un coraggio da leoni.
Io mi metto, tutt’al più, tra quelli che hanno cercato di rovinare il meno possibile il lascito prezioso donatoci da quegli “statisti” e si sono sforzati di ispirarsi a quelle visioni.

Che differenza ha trovato tra il lavoro quotidiano in Trentino e quello a Roma?
Per me è stato un onore rappresentare il Trentino in Parlamento. Ma ci sono arrivato dopo una lunga esperienza di governo territoriale, nel quale il rapporto con la vita concreta della comunità era quotidiano ed ogni giorno si era chiamati a dare ragione delle proprie scelte. In Parlamento si è ovviamente in una dimensione tutta diversa, fatta di ingranaggi che spesso passano sopra la testa dei parlamentari. In sostanza, ripeto, è stato un grande onore, ma il percorso in Trentino mi ha segnato, anche umanamente, molto di più.

Cosa ha apprezzato di più e che ricorderà nel tempo della sua vita politica?
L’insegnamento dei miei maestri, Kessler in primis; la fiducia che essi hanno avuto in un giovane che proveniva da un’umile famiglia contadina e a trent’anni ha avuto la possibilità di essere sindaco di Trento; il rapporto con le persone e le comunità locali e sociali.
Ho avuto la fortuna di vivere il mio impegno in un tempo nel quale la politica era anche costante contatto diretto, condivisione, partecipazione diffusa. E non certo solo nei momenti ufficiali.

Cosa invece ha apprezzato di meno?
Il disvalore del tradimento, vissuto quando qualche compagno di viaggio ha abbandonato il sentiero comune per seguire le nuove arie che tiravano verso altre rotte. In politica, come nella vita, si può ovviamente cambiare idea: ma penso vada fatto con sincerità e onestà intellettuale. Quasi mai, nei casi che ho visto, è stato così.

Chiesa e politica? Una volta esisteva il potere temporale che univa il tutto. Ora il Papa fa politica? E la nostra Chiesa trentina che ruolo riveste?
La politica, anche per i cattolici, è esercizio responsabile di laicità, come ha testimoniato Alcide Degasperi e come ha chiarito il Concilio Vaticano II. Questo non significa che il Magistero della Chiesa sia “neutro” o possa essere disconosciuto anche nelle questioni sociali e civili. Soprattutto di fronte alle grandi sfide di questo tempo di radicali e spesso inquietanti cambiamenti storici. Papa Francesco e ora Papa Leone ci hanno esortato a vivere la fede anche come impegno per un “nuovo umanesimo”. Il loro Magistero è tra i rarissimi punti di riferimento morale in questo mondo in transizione. Anche in Trentino, il nostro Arcivescovo Lauro esorta spesso tutti a ritrovare la bussola: a riscoprire la cultura della “semina” e non avere solo quella del “raccolto”. Senza un risveglio dei valori costitutivi della nostra comunità, la politica e le istituzioni sono fragili, quasi disarmate di fronte al futuro. E la Chiesa ha una funzione importante su questo terreno.

Impegnato nella formazione dei giovani. Perché questo distacco dalla politica, anche degli adulti?
Discorso complicato, che non si risolve con qualche analisi superficiale.
Da un lato, la comunità (soprattutto quella adulta) risente del vento individualista e della logica dell’”io” più che del “noi”. Il lungo periodo caratterizzato da una fiducia quasi fideistica nel progresso lineare “a prescindere” ha indebolito i valori dello stare insieme e della solidarietà, senza i quali la politica rischia di venir percepita solo come dispensatrice di benefici e di prestazioni rispetto ad una domanda sempre più individualizzata. Dall’altro lato, la stessa politica ha perso molto del suo carisma e del suo ruolo di guida credibile, ispirata a saggezza, come invocava il re Salomone della Bibbia.  E spesso tenta di cavarsela rincorrendo le paure del popolo, con cifra populista, inseguendo la simpatia piuttosto che il consenso responsabile.Codice Sorgente. Idee ricostruttive | scuola di formazione politica |  Trento, Autonomous Province of Trento, ItalyPer i giovani, il discorso è molto diverso: non sono lontani dalla politica in quanto tale, solo che hanno bisogno di formazione seria (non di indottrinamento o di reclutamento per ragioni di immagine) e di linguaggi tutti nuovi. Per questo mi impegno molto, per esempio, in “Codice Sorgente”, la nostra Scuola indipendente di formazione politica per giovani, che sta iniziando il suo sesto anno di attività.
Si distingue per una grande attenzione alla concretezza dei problemi, mettendo gli studenti al lavoro su proposte precise da rivolgere a chi amministra: così troviamo chi si occupa del “Trentino policentrico”, chi del rapporto tra città e valli, altri ancora della sanità trentina o della filiera formativa.

I vigili del Fuoco per lei sono stati sempre una risorsa per il Trentino e per il resto d’Italia (pensando alle varie missioni) e vediamo che anche l’attuale presidente Fugatti è molto vicino a questa realtà. Non avremo nuove leve politiche, ma molte leve nella prevenzione e nel soccorso!
Il rapporto con i Pompieri Volontari e con gli altri corpi della Protezione Civile è una delle cose che più mi hanno riempito di orgoglio e talvolta di commozione, nel mio periodo di impegno politico.
Forse è proprio guardando al mondo del volontariato che possiamo riscoprire il valore vero della politica come servizio alla comunità.

Se lei tornasse indietro rifarebbe le stesse cose oppure modificherebbe qualcosa della sua vita politica?
Sarebbe sciocco e poco sincero se non ammettessi anche errori e inadeguatezze. Una cosa soprattutto cercherei di migliorare: il rapporto tra azione amministrativa e investimento sulla cultura della comunità. La Provincia Autonoma è una macchina potente, per nostra fortuna: ma alla lunga – come ben sapevano i nostri Padri Fondatori – se non si accompagna ad una consapevolezza collettiva e ad una partecipazione civile e sociale, rischia di diventare un peso, più che uno strumento di futuro. Se smettiamo di essere Comunità smettiamo anche di essere una “vera” Autonomia e lo stesso potere della Provincia sarà un peso invasivo più che uno strumento di liberazione di energie positive.

Lei è amante della buona cucina trentina, insomma se ne intende di enogastronomia. Cosa può invidiare a noi il resto d’Italia?
É vero che sono un amante della buona cucina trentina, ma non sono un “sovranista”, nemmeno in campo gastronomico. A Roma, per esempio, ho imparato a fare un’ottima pasta alla carbonara… Se però dovessi indicare un nostro piatto top, mi verrebbe da citare il tonco del pontesel: ci ricorda quando eravamo poveri e utilizzavamo ciò che era avanzato, e al tempo stesso è un’eccellente pietanza.

L’incontro termina e scendiamo nel giardino della sua casa in affitto a Candriai perché – curiosità – lui è affezionato al Bondone e non manca estate in cui i suoi profondi pensieri, il suo tempo libero e anche i momenti conviviali, trascorsi cucinando, non siano all’ombra dei boschi della nostra cara montagna di Trento.

Alessandro Cagol