Una testimonianza di vita associativa

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il racconto di vita bella di una aderente del gruppo Ac di Villazzano, che ha trovato tra i ricordi della mamma i quaderni di spiritualità e di formazione da delegata di Azione cattolica degli anni ’30 – rielaborato dalla nostra segretaria diocesana Alessandra e pubblicato sulla rivista diocesana associativa Camminiamo Insieme Estate 2025

Tracce di un cammino

Succede un giorno a Gabriella di scoprire tra vecchi libri dimenticati una preziosa testimonianza della formazione della sua mamma – classe 1916 – in Azione cattolica: ci lasciamo sorprendere ed emozionare con lei da questi segni di un percorso che sa intrecciare la vita e la fede, come è proprio di chi cammina in Ac.

Di passaggio a Trento Gabriella Armatura, del gruppo di Villazzano, si presenta in sede di Ac e ci mostra tre quadernetti dall’aspetto decisamente antico e vissuto: li sfogliamo, troviamo pagine scritte fitte, con calligrafia minuta, che riportano appunti di incontri e attività di formazione di un tempo che fu.

Siamo a metà degli anni ’30, a Foligno, dove mamma Carla e papà Alberto si sono sposati nel ’40 per poi trasferirsi a Trento per motivi di lavoro.

Lui è ferroviere, in città trova alloggio per la famiglia in zona San Giuseppe e si impegna in politica, attivista con De Gasperi (al cui fianco appare sorridente in una foto d’epoca): sono gli anni della DC quella vera, come gli piaceva sottolineare.

Con grande cura, nei suoi quaderni la giovane Carla prende appunti in occasione di Esercizi spirituali (che sono vere e proprie lezioni, tra la catechesi e la teologia, scandite da scalette, schemi, note a margine) o di scuole di Ascetica, corsi di “cultura religiosa” o Settimane sociali, tutte occasioni in cui ritrovare sé stessi e alimentare la propria fede.

Già il titolo di copertina è un programma: “Spigolando, per seminare”, un invito a raccogliere cose lette o ascoltate, pensieri, frasi «trascrivendole sulla carta dapprima per trascriverle poi nel cuore» e spargere questo seme perché porti frutto, «donare agli altri il buon pensiero raccolto… la frase rimasta impressa nel cuore».

Così inizia a scrivere, e tra le prime righe di una meditazione riporta: «come il cuore nel suo movimento di sistole e diastole si allarga per ricevere il sangue o si restringe per distribuirlo a tutto il corpo, così noi stessi: è necessario che ci ricolmiamo di beni, di luce soprannaturale… Dobbiamo avvicinarci sempre più a Gesù; Egli dev’essere il nostro amico… per poter essere dei veri apostoli».

Il linguaggio a tratti è davvero appassionato: «l’Amore non si insegna ma si comunica. È fiamma spinta da fiamma, che tanto più si accende quanto più accende gli altri. Innamorare gli altri della vita spirituale significa precedere gli altri nell’amore, incamminarci nell’amore». Parole molto vere – in una forma per noi un po’ superata – che richiamano a una dimensione “affettiva” della relazione con il Signore, non solo fatta di conoscenze e competenze ma capace di raggiungere e scaldare il cuore.

La chiama ascetica – termine caduto un po’ in disuso – cioè «un cammino di perfezione personale e spirituale, che consiste nell’amore di Dio e del prossimo». Ne è motore il «desiderio di perfezione, la volontà di usare mezzi di perfezione, e la fiducia di poterla raggiungere attraverso la fedeltà nei doveri ordinari».

Troviamo parole che ci sono note e familiari, come “direzione spirituale” o “regola di vita”, e a più riprese si sottolinea l’importanza di una formazione anche culturale, con l’invito a frequentare «buone letture, letture spirituali» che spaziano dalle vite dei santi alla dottrina cristiana, dalla Scrittura (si citano soprattutto Nuovo testamento e Atti) alla storia della Chiesa, passando attraverso Encicliche e “Statuti o libri organizzativi” – possiamo immaginare si tratti di documenti associativi di Ac – fino a comprendere la stampa: «bisogna conoscere la stampa, leggerla e diffonderla (leggere – aggiunge in una nota a margine – con la matita e con le forbici, ovvero tenere degli schedari)».

La cura per la formazione e la crescita della persona è davvero a 360 gradi: a livello spirituale, a livello morale (con forte richiamo a coltivare le virtù, prima tra tutte l’umiltà), a livello culturale (si suggeriscono libri formativi, si invita alla frequentazione delle biblioteche) senza dimenticare l’ambito ricreativo, tanto che si consiglia di «fare passeggiate, musiche, pittura… cercare di non rendere monotone le adunanze».

La formazione poi apre all’azione, in particolare nella cura delle più piccole, per quello che viene definito un vero “Apostolato dell’Infanzia”: si tratta «dell’uomo e la donna di domani, che bisogna formare bene».

In una pagina, a matita, è trascritto l’Inno delle Piccolissime.

Molti appunti riguardano la preparazione delle delegate alla cura delle Beniamine. Tra le righe, c’è da sorridere: «Vi sono diverse categorie di socie (le timide, le svelte, le farfalline ecc…). Le Beniamine sono bambine più che altro egoiste e anche capricciose, vanitose. Occorre abituarle all’esame di coscienza, abituarle all’ordine, alla puntualità, alla modestia e alla vita sociale». Troviamo così tratti di psicologia infantile, con sia pur approssimative distinzioni: tra le qualità si contano «spontaneità, dirittura morale, sincerità, disposizione al soprannaturale, tenerezza, fiducia nell’educatore, fantasia sviluppata»; tra i difetti rientrano «instabilità, memoria difettosa, disobbedienza, vanità, bugie».

Si prova a definire anche l’adolescenza: «carattere chiuso, diffidenza, spirito di contraddizione, sensibilità raffinata talvolta morbosa, difficoltà sul piano della purezza».
Niente di nuovo, sono gli adolescenti di sempre!

Soprattutto emerge tutta una “rete” che accompagna e sostiene «il compito della delegata diocesana di formare le delegate parrocchiali; deve preoccuparsi molto di questo, necessarissima la capo gruppo nelle sezioni minori, le adunanze periodiche, una circolare mensile proprio per loro, la corrispondenza personale… Importante visitare le sezioni almeno una volta l’anno».

L’aspetto che riguarda la struttura associativa è spesso al centro dell’attenzione, con pagine dedicate alle Giornate organizzative dove si riflette su come favorire la «partecipazione del laicato all’Apostolato gerarchico della Chiesa».
C’è la consapevolezza che l’Ac sia in prima linea «per rispondere alla chiamata dei Papi, e per il dovere sentito in tutti i tempi nella storia della Chiesa: Pio X la vuole e la promuove, Benedetto XV la estende, Pio XI gli dà una nuova forma».

Inserita tra le pagine si presenta una tessera di adesione di Carla, per l’anno 1939, nella Gioventù Femminile: sono gli anni di Armida Barelli, che girava l’Italia per promuovere questa esperienza ed era un riferimento preciso anche per il gruppo di Foligno. Altrettanto è ben nota la figura di Carlo Carretto – che di lì a poco diventerà presidente della GIAC, la Gioventù Italiana di Ac – conosciuto e frequentato nella vicina Assisi dove si recavano insieme come gruppo, a piedi.

Carla ha responsabilità di un certo livello, si forma come “dirigente”, conserva tra i suoi ricordi un opuscolo intitolato “La Giornata della Dirigente”: nei suoi appunti si parla della «preparazione della Dirigente fatta di preghiera, raccoglimento e abitudine al silenzio, intimità con il Signore, vita interiore fatta di equilibrio e cura per le virtù».

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Al di là degli aspetti che possono suscitare simpatia o curiosità, e del gusto “archivistico” per la riscoperta del passato, ci sembra che queste pagine abbiano qualcosa da dire ancora a noi.

Innanzitutto, la fierezza di essere parte di una missione importante e la serietà nel prepararsi ad essa: è una questione personale, di crescita e di formazione, ma anche una chiamata al servizio per altri, al proprio tempo – quale che sia – e alla Chiesa.

Poi si legge tra le righe la realtà di una Ac diffusa uniformemente sul territorio, davvero capillare, ben strutturata ed organizzata; in particolare un’opera al femminile, vissuta con consapevolezza da tante ragazze e donne, in un tempo in cui molte di loro erano invece escluse da percorsi scolastici e di crescita intellettuale.

Soprattutto, resta la testimonianza di una fede radicata e vissuta, senza tanto clamore. Gabriella ci dice che mai aveva visto questi scritti, non ne conosceva l’esistenza, ma il percorso che indicano aveva portato i suoi frutti, la mamma aveva davvero lasciato che la fede desse forma alla sua vita: una fede che si era tradotta nel prendersi cura della famiglia, nel vivere con semplicità, nel saper accettare la realtà così com’è, nel dedicarsi agli altri facendo sempre la propria parte, «il passo che è possibile». Questo è l’insegnamento che è arrivato alle figlie.

Ci lasciamo interrogare da questa storia.

In un mondo diverso, in una chiesa che si è trasformata e rinnovata nel rapporto con la realtà e gli uomini del suo tempo, ci spinge a domandarci cosa possa essere un cammino di formazione significativo: allora l’Azione cattolica era esattamente quello che ci voleva per far crescere le persone, e indicare prospettive di impegno. Cosa è chiesto a noi oggi? Quale linguaggio, quale forma, per essere davvero popolari, arrivare a tutti, formare dal basso pensiero e cultura?

Domande impegnative, di fronte alle quali abbiamo chiara solo una cosa: la risposta non potremo che trovarla insieme, in un cammino sinodale.

A Carla che si chiedeva “dove andranno a finire le mie cose?” una risposta invece l’abbiamo pronta: i suoi quadernetti rimangono a disposizione di tutti.
Li custodiremo nel nostro archivio per chi volesse sfogliarli, per ricordare chi siamo stati, per lasciarci interrogare su cosa possiamo e vogliamo essere.

Alessandra