ricordando il legame tra le origini della Cooperativa Sociale Spes Trento e l’Azione cattolica diocesana,
una sintesi delle celebrazioni dei 50 anni dalla sua fondazione
da parte di Marco, aderente Ac e Consigliere di Spes Trento
pubblicata in forma ridotta su Camminiamo Insieme Estate 2025
Cinquant’anni di SPES Trento
Il 24 giugno, presso la sede della Cooperazione in via Segantini a Trento, abbiamo celebrato i 50 anni di SPES.
Parlando con Giancarlo Lunelli, uno dei fondatori, ho scoperto che negli anni ’70 alcuni fattori chiave crearono le condizioni per la nascita della cooperativa. L’Italia stava iniziando ad invecchiare e cresceva il bisogno di strutture a supporto della terza età; l’Azione cattolica possedeva immobili inutilizzati. L’Ac avrebbe potuto decidere di alienare i propri beni, ma la lungimiranza della Presidenza di allora riconobbe che la gestione dell’invecchiamento sarebbe divenuta una sfida centrale negli anni a venire.
L’avventura di SPES iniziò così, con l’accoglienza di circa quaranta anziani autosufficienti presso Villa Belfonte e si è evoluta fino a diventare ciò che conosciamo oggi.
Alla festa per il cinquantesimo anniversario erano presenti diversi ospiti illustri: rappresentanti del Comune di Trento, dell’Azienda Sanitaria, il professor Mauro Magatti (docente di sociologia all’Università Cattolica di Milano), Roberto Simoni (presidente della Cooperazione Trentina) e il vescovo Lauro Tisi.
Molto interessante il discorso introduttivo del professor Magatti, da cui emergono due concetti fondamentali:
1. L’uomo non è un’isola: ogni forma di vita è immersa nelle relazioni.
2. Il senso della vita non coincide con il consumo, ma con la ricchezza di esperienze e legami.
Magatti ha messo in luce l’attuale crisi cognitiva, radicata nel mito dell’autorealizzazione, che ci illude di poter essere autosufficienti. Ma l’uomo è, per sua natura, un essere sociale: da solo non può sopravvivere.
Ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale svolto dal Terzo Settore negli ultimi 30-40 anni, nel promuovere coesione sociale e forme di cooperazione. Tuttavia, il contesto è cambiato: la crisi del 2008, la pandemia, la guerra in Ucraina e la trasformazione della globalizzazione hanno reso le risorse più scarse. Ora il Terzo Settore deve affrontare nuove sfide, ricostruendo piattaforme territoriali e alleanze che generino valore condiviso: economico, sociale, culturale e umano.
È necessario guardare avanti senza disperdere quanto costruito, trasmettendo alle nuove generazioni il patrimonio accumulato. Il benessere individuale deve andare di pari passo con la responsabilità collettiva, superando l’ideologia individualista e riconoscendo la centralità delle relazioni. Il vero obiettivo è l’inter-indipendenza: essere liberi e interconnessi al tempo stesso.
L’attuale presidente di SPES, Italo Monfredini, ha ricordato che la storia della cooperativa affonda le radici nel 1911, con la nascita dell’Associazione Femminile Tridentina, fondata da un gruppo di donne. Il 1975 non rappresenta tanto l’anno di fondazione, quanto quello della trasformazione: Giancarlo Lunelli allora operatore della federazione, propose il modello cooperativo e, insieme al direttivo dell’Azione Cattolica, diede vita a SPES – Servizi Pastorali Educativi e Sociali.
Monfredini ha concluso il suo intervento affermando che, finché esisteranno valori “profondamente umani” a unire le persone, e ci sarà la volontà di mettersi in gioco e imparare dai propri errori, ci saranno altri anniversari da festeggiare.
A chiudere l’evento, un dialogo tra il vescovo Lauro Tisi e l’ex presidente di SPES, Cecilia Nicolini.
La conversazione ha ribadito l’importanza cruciale delle relazioni umane, della cura e dei valori vissuti nel concreto, in un mondo sempre più astratto e guidato dalla tecnologia. Ripercorrendo i cinquant’anni di SPES, è emerso quanto sia essenziale coltivare connessioni autentiche, praticare gentilezza e riconoscere la capacità unica dell’essere umano di proiettarsi nel futuro — qualità che l’intelligenza artificiale non può replicare.
L’invito finale è quello di attivarci per custodire e nutrire le relazioni, affinché la tecnologia rimanga al servizio dell’umanità e i valori vengano vissuti attraverso gesti reali ed empatici, soprattutto verso i più fragili.
Due frasi, in particolare, sintetizzano bene il valore delle relazioni nel percorso di SPES:
• “Il grande rischio, quando si parla di valori, è di entrare in un mondo di astrazione. Invece, il valore si realizza attraverso volti concreti.” (Vescovo Lauro Tisi)
• “Festeggiare i 50 anni di SPES significa, in fondo, festeggiare 50 anni di relazioni.” (Cecilia Nicolini)
Marco