La preghiera dei laici: intreccio tra fede e vita

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Dall’incontro con Paola Bignardi “Dare sapore alla vita – la preghiera nella vita quotidiana“, domenica 5 novembre, alcune suggestioni…
 
La preghiera è esperienza personale; con le parole del beato Charles De Foucauld, è “pensare a Dio amandolo”, è questione di pensiero e di cuore; è espressione della fede, della relazione con Dio: crea un legame ed apre a un dialogo.
Ma come prega un laico? Non c’è una scuola di preghiera, ma acquisisce elementi da altre vocazioni. La vita per il laico non è ostacolo alla preghiera; pregare non significa sacrificare impegni o aprire dei varchi nel ritmo frenetico delle nostre giornate… La preghiera è espressione della fede, ma allo stesso tempo la vita dei laici trova nella preghiera la propria forma; non segue ritmi, regole e forme rigide, perchè interpreta la nostra esperienza di vita. L’unico campanello che ci dice che è ora di pregare è la nostra responsabilità e la libertà personale.
Bisogna porre attenzione ad alcuni criteri, che alimentano la relazione con Dio: serve ascolto e dialogo (non importa quando o come, basta che ci sia); serve frequentarsi, in un tempo buono di conoscenza; serve coltivare il desiderio di comunione; e fare memoria dei momenti di fiducia, affidamento, gioia. Basta anche dedicare un pensiero fugace nelle nostre giornate frenetiche, se la radice è posta su una base solida, accanto a momenti in cui curare il legame in modo più pacato e arricchente. 
L a preghiera ha senso se è legata alla vita, parte dalla vita e la trasforma fino a fare nostro il modo di Dio di vedere la vita. Grazie alla preghiera il laico impara a stare dentro i ritmi veloci o banali della vita, a tenerne insieme la complessità e a costruire in questa realtà il proprio progetto di vita e stile di preghiera, che cambia nel tempo e nelle modalità, insieme alla crescita e maturazione personale.
 
La preghiera si intreccia con la vita e le dà valore e intensità; questo intreccio è il cuore della vita cristiana, perchè crediamo che Dio abita la nostra vita, essa è la trama in cui scorre la presenza di Dio. Questo si scopre soprattutto guardando indietro, custodendo nel cuore quel che accade – come Maria – accogliendo i fatti della vita come segno misterioso della presenza di Dio; questo riscatta la nostra quotidianità dal non senso, dalla banalità e aiuta a riscoprire la bellezza delle cose quotidiane piccole e umili.
La vita diventa così materia della preghiera: non c’è parte della vita che ne sia estranea e che non ne venga trasformata.
La preghiera si impara alla scuola di chi prega; ha bisogno di maestri (che non insegnano come pregare, ma mi aiutano a trovare il mio percorso, il mio stile, e mi sostengono nel cammino).
Scuola e maestra di preghiera è
– la Bibbia, soprattutto nei Salmi, che sono ricchi di esperienze umane offerte e illuminate dalla presenza di Dio. Nel tempo, da frequentatori assidui della Parola, si trova la chiave per leggere la vita con uno sguardo di fede
– la comunità cristiana, perchè pregare insieme dà forza e nutrimento. Si impara che la preghiera è dialogo, è scoprire che Dio ha qualcosa da dirmi per capire la mia vita
– l’Azione cattolica, che ha avuto e ancora ha un peso nella formazione di generazioni di persone alla preghiera, insegnando ad integrare preghiera e vita e a sperimentare che la vita non è di inciampo, ma luogo preferenziale di fede e di testimonianza.
La preghiera cambia nelle diverse fasi della vita: nei giovani è ricerca, per gli adulti è riconoscere la presenza di Dio nella propria vita, il valore di una relazione che ha una storia di complicità con Dio. Vivere con amore e per amore dà valore e senso ad ogni momento e illumina anche i momenti bui.
Siamo chiamati ad essere maestri e testimoni per i giovani; educare le nuove generazioni alla fede significa investire in ciò che di positivo mostrano e partire da lì, non da maestri che dicono come fare, ma da compagni di viaggio che con umiltà e ascolto senza giudizio (e anche con passi indietro) suscitano energie buone.