Dal pellegrinaggio a Roma per i 120 anni di Ac trentina

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Per festeggiare i 120 anni dell’Azione cattolica trentina, guidati dal nostro assistente diocesano don Giulio Viviani abbiamo visitato alcuni luoghi della memoria della storia dell’Azione cattolica italiana e della devozione cristiana, sulle trace dei primi apostoli:
– le sedi dell’Ac nazionale (Domus Mariae e Domus Pacis);
Piazza e basilica di San Pietro, luogo di tanti incontri in 150 anni di storia (una tappa significativa è stata la festa per gli 80 anni dalla fondazione della Gioventù Italiana di Ac nel settembre del 1948; e l’incontro con Papa Francesco il 30 aprile 2017);
Basilica Santa Maria Maggiore (scelta come luogo mariano per eccellenza perché custode della mangiatoia dove fu deposto Gesù Bambino, nel 1943 vi fu celebrato il 25° della fondazione della Gioventù femminile);
Basilica di S. Giovanni in Laterano (dove furono firmati i Patti Lateranensi, che all’art. 43 riconoscevano le organizzazioni dipendenti dall’Azione cattolica)
Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, con gli altari dei martiri moderni
Basilica di San Paolo fuori le mura
Basilica San Lorenzo fuori le mura(con la tomba di Alcide Degasperi)

Ecco una breve testimonianza

Venerdì 15 giugno è stato un giorno importante per l’Ac diocesana. Infatti un nutrito gruppo di aderenti è partito per un pellegrinaggio a Roma, la Città Santa, scelta come meta per festeggiare i 150 anni dalla nascita della Ac nazionale. È una data importante che non poteva passare inosservata alla nostra associazione diocesana che, guarda caso, compie ben 120 anni.

Ci premeva andare alla ricerca di documenti che confermassero la nostra appartenenza alla Ac nazionale. Per tale scopo la prima visita è stata alla Domus Mariae -sede centrale di Ac- dove siamo stati accolti calorosamente da una volontaria, Chiara, che ci ha mostrato i vari settori in cui a titolo gratuito svolgono la loro attività le persone – elette tra i nostri associati – che curano il cammino formativo di ogni aderente.
Un documento dei nutriti faldoni degli archivi ci ha confermato la presenza dell’Ac trentina anche a livello nazionale fin dagli anni 1920, poiché dopo l’annessione del Trentino all’Italia, si è provveduto a ratificare ciò che già a livello regionale la nostra Associazione svolgeva dal 1898. È stato piacevole scoprire che l’atto di richiesta di adesione a livello nazionale fosse sottoscritto da un giovanissimo catechista, don Celestino Brigá, che nel 1927 sarebbe diventato parroco di Lavis dove ha trascorso il resto della sua vita.
Ci guidava il nostro prezioso assistente diocesano don Giulio Viviani, cerimoniere in Vaticano per ben 17 anni al servizio di due Papi.
Non è stato affatto come seguire una guida turistica, no, ho percepito chiaramente che era un nostro amico che ci stava raccontando la storia del cristianesimo a Roma attraverso il suo vissuto, i suoi studi e le sue innumerevoli conoscenze ed amicizie. Dobbiamo a lui, alla sua profonda conoscenza storico-artistica ed al prestigio riconosciutogli da tutto il personale della Città del Vaticano, che a distanza di anni gli portano ancora un sincero affetto, se ci hanno aperto scrigni preziosi non a tutti accessibili, quali la Loggia superiore, la Cappella Paolina, la Sala Regia e la cappella Redemptoris Mater. In quest’ultima il nostro don Giulio ha sfoderato una raffinata e profonda cultura, descrivendoci nei minimi dettagli il significato biblico e teologico degli splendidi mosaici, donandoci una preziosa catechesi. Ci ha accompagnati passo passo attraverso le innumerevoli meraviglie, presentandocele in modo semplice ma profondo che rendeva vivo ogni angolo così ricco di storia e arte, quasi da farcelo toccare con mano.

L’instancabile don Giulio, a suo tempo Cappellano presso la Gendarmeria vaticana, ha ritrovato i vecchi amici e lo si capiva da come gli andavano incontro con calorosi abbracci; inoltre modestamente ha taciuto ciò che gli ha attribuito il nuovo cappellano della Gendarmeria: “È per merito di don Giulio se la Cappella di San Pellegrino ha ritrovato splendore e la giusta rivalutazione in quanto antichissima”, quindi onore ad un uomo che oltre alla testimonianza di Fede ha in cura anche la conservazione di certi simboli artistici come quello della fine del cammino della via Francigena del nord. È proprio qui, dopo un intenso pellegrinaggio sulle orme degli apostoli (basiliche di S. Maria Maggiore, S. Giovanni in Laterano, San Bartolomeo all’Isola Tiberina, S. Paolo fuori le mura e S. Lorenzo fuori le mura) che abbiamo celebrato l’ultima Santa Messa, prima di ritrovarci in piazza S. Pietro per l’Angelus con il Papa. Anche questo è stato un momento particolare; le parole che Papa Francesco ha rivolto sono state ancora una volta di incoraggiamento: «Il Signore ci sorprende sempre… siamo piccoli strumenti nelle mani di Dio che con la sua Grazia possono compiere cose grandi facendo progredire il suo regno di pace, giustizia e gioia»! Poi quando, al termine dei saluti, ha nominato anche il gruppo di Ac di Trento è stato l’ennesima sorpresa che ci ha regalato don Giulio che, a nostra insaputa, ci aveva segnalati.
Io immaginavo il Vaticano come luogo severo ed austero a causa dello stretto protocollo, proprio causa del suo contenere tante sacre reliquie e preziose opere d’arte maggiormente soggette oggi a tutela e controlli per motivi di sicurezza. Con mia sorpresa, bastava che si parasse davanti don Giulio – Monsignore, come lo chiamano qui – e tutte le porte si aprivano, anche quelle di luoghi non accessibili al pubblico. Lo dimostrano le intrusioni veloci alla Sala Nervi, buia ma atta a suscitare l’emozione della nostra veterana socia Maria, oppure la Cappella Sistina, che non era programmata, con grande gioia di Nives.
Anche l’amicizia che si è creata o consolidata nel gruppo, i momenti di preghiera in comune e il condividere la fatica sono stati motivo di gioia e di crescita. Riteniamo giusto ringraziare don Giulio, la nostra presidente Anna e dietro le fila anche Cristina, la preziosa segretaria, e quanti hanno lavorato per la realizzazione di questo importante avvenimento.

Eletta e Mariassunta

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